Tuesday, June 6, 2017

Maria Sposa dello Spirito

Dominica Pentecostes
Suore Francescane dell’Immacolata
Frattocchie, IT

            Il rombo forte fatto, il vento gagliardo soffiato, e lì si trovava in mezzo a tutti seduti con
lingue come fuoco posate su di loro, una donna, la Madonna, la Vergine Maria. È molto comune trovare in un dipinto della Pentecoste che mette in rilievo questo fatto, la presenza della Madre di Dio. In fatti, si appara come lei è il centro del evento, il punto centrale intorno a cui tutto si gira. Pero se guardiamo il testo, non si fa menzionare; S. Luca autore degli Atti degli Apostoli in cui si legge del evento della Pentecoste non riconta la sua presenza. Sicuramente se S. Giovanni avesse scritto gli Atti, avrebbe lui fatto menzionare la nostra Madre, no? Allora possiamo chiederci, come sappiamo che Maria c’era stata?
            Prima di tutto, risponderemo «perché no?». Lei ha tutto a che fare con la vita dei discepoli. Lei ha seguito Gesù con i discepoli essendo presente a quasi tutti dei più grandi momenti e rimasta tra nei pochi accanto alla croce. Quindi, è tutto sensibile che lei c’era stata anche questa volta.
Certo, poche righe prima dice «Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui» (Atti 1,14). Pero questo era un altro giorno in cui scelsero Mattia come nuovo apostolo. Questo giorno, il giorno della Pentecoste, era un altro giorno. È qui il testo dice semplicemente che c’erano stati tutti i discepoli nello stesso luogo, tutti discepoli (cf. Atti 2,1)[1]. Pero, non era Maria una discepola? Nel Vangelo Gesù disse «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Non era beata lei per questa stessa ragione? «“Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!”. Ma egli disse: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!”» (Lc 11,27). Quindi, la Madonna era nominata tra nei discepoli, seguaci di Gesù, ascoltatori della Sua parola. In fatti, mi pare che S. Luca voleva sottolineare questo, che Maria era la prima tra nei discepoli.
            Ma la Vergine ha meritato di essere centro di questa scena non perché era fedele a Gesù più che gli altri come un’atleta spirituale più forte. No, la ragione per cui lei era stata messa nel centro era questo riferimento di Gesù sulla dimora: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23). Maria aveva già sperimentato la dimora dello Spirito del Padre e del Figlio; lo Spirito Santo promesso dell’Arcangelo Gabriele ha già disceso su di lei. «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo» (Lc 1,35). Pensate come lei già sapeva di questa dimora mentre incinta con Gesù nella Visitazione ad Elisabetta: «Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!” (Lc 1,41-41). Quindi, dove scendesse lo Spirito, dovrebbe essere la Madonna, in quanto la prima persona di ricevere lo Spirito sulla terra.
            Infatti, come nella sua Immacolata Concezione, La Vergine Maria ha proceduto il suo Figlio Gesù nel ricevere lo Spirito. Due concezione immacolate, di Maria e di Gesù; due discese dello Spirito Santo all’annunziazione e al battesimo, e la Madonna sempre in anticipo. In anticipo non di grazie, ma di tempo attraverso il merito preveniente della Passione del suo Figlio.
            Allora immaginatevi la comodità, la familiarità della Madonna con lo Spirito. Era già sposato con Egli, Sposa dello Spirito. Quindi, lei era al centro perché aver ricevuto lo Spirito già una volta, lo sapeva come apre il Suo Immacolato Cuore e riceverlo di nuovo. Per questo sono girati intorno a lei, guardando a qualcuno sappia che sta succedendo. In momenti incerti noi guardiamo alla persona che si dimostra come sa come agire, no? Questa è la logica. Con il suono e il vento, Maria riconosceva la venuta dello Spirito; lei si dimostra di sapere come agire in questo momento grande e tutti sono girati a guardare ed imperare.
            Anche noi oggi con l’avvento dello Spirito nell’eternità della liturgia guardiamo alla Madonna per imperare come ricevere il Paracleto, colui che Gesù ci ha promesso di dare. L’Avocato che illuminerà la nostra mente e egli c’insegnerà ogni cosa e ci ricorderà tutto ciò che io ci ha detto (cf. Gv 14,26). Il Consolatore che darà al nostro cuore la Sua pace in ogni tribolazione. Allora, guardiamo a Maria e riceviamo di nuovo lo Spirito di Verità e di Pace, Lo Spirito Santo. Veni Sancte Spiritus.




[1] La parola «discopoli» qui dovrebbe essere un inserimento nella traduzione latina, perché non c’è nel Greco.

Monday, May 15, 2017

Il Paraclito

Dominica IV post Pascha
Image result for the holy spiritSuore Francescane dell’Immacolata
Frattocchie, IT

         Ancora in questo periodo intermesso, un tempo di quieta, torniamo di nuovo nella memoria degli apostoli al ultimo discorso di Gesù. Torniamo alla promessa del Paraclito, quando Gesù parlava del suo ritorno al Padre nel cielo e il mandato del Paraclito. Cioè l’Ascensione e la Pentecoste. Pero non siamo lì ancora. Quindi, perché gli Apostoli avevano in mente questo parte del ultimo discoro? Perché nella meditazione di questi giorni, torniamo a questo punto sulla promessa del Paraclito?
         Sicuramento prima che Gesù ha visitato gli Apostoli dopo la Sua risurrezione, la loro preoccupazione era la colpa, il peccato. Gli Apostoli hanno vissuto tre anni con il Figlio di Dio, ascoltando ed imparando tutto di questa nuova vita. C’erano nel discorso sul monte dove Gesù ha indicato tutto un nuovo itinerario per i discepoli—Beati coloro […] la via delle beatitudini. Hanno capito come «non passerà neppure un iota o un segno dalla legge» vecchia ma richiede una giustizia più alta degli Scribi e i Farisei (Matt 5,18.20). «Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio» (Matt 5,21-22). Nel compiere la legge antica Gesù la radicalizza, cioè fa sì che non c’è un minimo di non fare, ma un massimo di cercare. Lo standard non è soltanto d’essere santo come il Padre è santo (cioè separato da tutto il male che c’è nel mondo) ma d’essere perfetto come il Padre nel cielo (cf. Matt 5,48).
Di più nella lavanda dei piedi i discepoli hanno visto quell’ultima serra come Gesù prendeva lo stato del servo rispetto agli altri. Ciononostante d’essere maestro, si ha abbassato nel servizio e nel amore per gli altri. E in fine, hanno ricevuto il nuovo comandamento, «che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato» (Gv 13,34). Allora Gesù ha preso su di sé lo standard, Egli stesso è la misura di questa nuova vita. Non basta amare secondo le regole, ma amare come Gesù stesso, amare come Dio.
Pero nella delusione di quella notte dopo il canto del gallino, e nel fallimento della crocifissione, gli Apostoli sono resi timorosi e scoraggiati dietro porte chiuse per paura dei Giudei (Gv 20,19). La colpa di questo peccato, di non aver fatto quello che ha detto Gesù pesava, gravava sulle loro coscienze. Certo dopo la risurrezione hanno ricevuto il perdono di Gesù. Gesù «si fermò in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”» (Gv 20,19). E ricordiamo quel famoso momento in cui Gesù ha perdonato Pietro chiedendolo tre volte: «Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?» (Gv 21,15). Gli ha perdonato Gesù. Ma nella libertà di questo perdono, ci rimane la domanda, la domanda degli Apostoli che ha suscitato questo ricordo della promessa del Paraclito. Perdonato, come io vivo di nuovo secondo questo standard? Come io posso compiere questa nuova vita? Aver caduto una volta, che assicurerà che non cadrà di nuovo? Sia possibile vivere questa alta vita?
         La domanda non è così lontano da quella della Madonna. Aver sentito il messaggio del Angelo, disse «Come è possibile? Non conosco uomo» (Lc 1,34). Dalla forza sua, Maria non conosceva una possibilità di raggiungere questa chiamata ad una nuova vita. La risposta del Angelo alla Vergine e lo stesso di Gesù agli Apostoli. «Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell'Altissimo» (Lc 1,35). «Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16,13). Lo Spirito, Lo Spirito ci fa vivere nella libertà di quel perdono originale che abbiamo ricevuto nel battesimo. Lo Spirito ci fa superare la paura di non vivere secondo lo standard di Gesù. Lo Spirito che abbiamo ricevuto nella Cresima—siamo sigillato dallo Spirito—ci da i suoi doni per seguire l’itinerario delle Beatitudini. Lo Spirito che abbitta nei nostri cuori ci da la forza di cercare questa radicale perfezione del Padre. Lo Spirito che dimora in noi ci purifica da tutti quei vizi—l’ira, l’accidia, la gola, l’invidia, lussuria, l’avarizia, e la superbia—perché tutto quello che esce dalla bocca che proviene dal cuore veramente immondo l’uomo (cf. Matt 15,18).
Figlie Carissime, è Lo Spirito d’adozione che ci fa figli di Dio nel unico Figlio chi è Gesù. «Ogni buon regalo e ogni dono perfetto viene dall'alto e discende dal Padre della luce», e Lo Spirito è il compimento di ogni regalo (Gc 1,17). Quindi, è questo passaggio, questo momento della promessa dello Spirito Paraclito che ricordavano gli Apostoli. Non abbia paura della vita alta a cui ci chiama il Padre, «Questo è impossibile agli uomini, ma a Dio tutto è possibile» (Matt 19,26).



Sunday, May 7, 2017

Gioia dopo «un poco»

Dominica III post Pascha
Suore Francescane dell’Immacolata
Frattocchie, IT

Ave Maria!

         Parecchie settimane dopo la Pasqua ci troviamo con i discepoli riflettendo sul tutto quello che Gesù ha detto. Dopo l’annuncio del Angelo a Maria Magdalena, dopo l’apparizione di Gesù nel cammino ad Emmaus, ed anche tra ne i discepoli e Tommaso, dopo tutto questa emozione e dramma ci troviamo nella quieta dei giorni intermessi. Un tempo di riflettere e ricordare, di replay gli tre anni passati con Gesù e sopra tutto gli ultimi giorni. Si può immaginare uno dei discepoli dicendo ricordate come Gesù in quella notte ha detto «un poco e non mi vedrete; un pò ancora e mi vedrete». In quel allora non potevano capire le parole di Gesù. Che Egli parlava della Sua morte e risurrezione. In fatti, Gesù solo poteva dirglilo in più che «voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia». M’allora hanno capito. Nella mistagogia di questi giorni hanno visto per la fede il compimento di queste parole. Come nella loro tristezza della Sua passione ci sembrava che vincesse il mondo, ma non era così e la gioia di questa vittoria in Cristo nessuno può togliere.
Ma noi nello stesso periodo di meditazione e riflessione, sappiamo che queste parole di Gesù hanno un doppio compimento. Questo «un poco» dopo cui non vedremo Gesù è l’attesa dell’Ascensione. L’Ascensione quando Gesù torna al Padre copro ed anima e siede alla Sua destra per intercedere per noi. E non lo vedremo di più. Si, certo vediamo il Signore nei sacramenti, pero è una visione spirituale, un senso della fede, non corporale, gli sensi umani sono carenti. Come il Signore ha detto a Tommaso «beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Quindi questo «un po’ ancora» dopo cui vedremo Gesù di nuovo, dovrebbe essere allora, il tempo in attesa della Sua seconda venuta. Quella finale quando venga a giudicare i vivi ed i morti.
Pero se seguiamo questa logica, allora dovrebbe essere un tempo di tristizia; adesso ci stiamo nella valle delle lacrime, in cui il mondo rallegra, non noi. Gli Apostoli lo sapevano più di tutto, Pietro e Paulo crucifisso e decapitato. Tutti furono uccisi, martirizzati, e tanti altri con loro. Ma qui c’è una differenza. Dice che loro «se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù» (Att 5,41). Gioia a causa delle sofferenze? In fatti, qui negli Atti degli Apostoli, così piena di sofferenze e persecuzioni—S. Stefano, per esempio—stiamo nel tempo dopo l’Ascensione, il tempo in cui «la vostra afflizione si cambierà in gioia». Quindi Gesù non promette una gioia per aver tolta le sofferenze, ma una gioia che non si può togliere. Una gioia che perdura sotto le afflizioni di questo mondo, la stessa gioia, possiamo dire, che Gesù aveva nella Sua Passione. Per «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11).
Sulla questa gioia dobbiamo essere chiaro. Non è ridere, anche se I santi come San Filippo Neri che avevano questa gioia ridevano più che egli altri. Non è sorridere, anche se i santi come Santa Madre Teresa di Calcutta che avevano questa gioia avevano un sorriso più largo degli altri. Non è umorismo, anche se i santi come San Tommaso More scherzavano più che gli altri.
Questa gioia del martire è più fondamentale che questo. I martiri di questo secolo passato ci hanno mostrato questo. Martiri più numerosi che mai nella chiesa, e con tutto rispetto agli altri, con mezzi di tortura e morte più crudele e brutale che mai. Come «La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora» non è tempo per ridere e scherzare. Pero c’è ancora gioia. Ci sono tanti spiegazione di come questa gioia nasce nel cuore del cristiano anche tramite le afflizioni. Ma direi che zelo è quello più efficace. «Lo zelo per la tua casa mi divora» (Gv 2,17; Sal 69,9). Questa gioia è lo zelo che si manifesta nelle virtù e nelle opere di carità. Come dice S. Pietro «La vostra condotta tra i pagani sia irreprensibile, perché mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere giungano a glorificare Dio nel giorno del giudizio». Questa gioia è l’energia dello soffio dello Spirito che agisce in noi. Come la donna che quando capisce la nuova vita di cui sta per partorire, si riempie di una forza che non termina a fin che da luce al bambino. Questa gioia è la vita di Gesù risorto che già viviamo in questo mondo nell’attesa della Sua venuta, ma non ancora compiuta quando «non si ricorda più dell'afflizione per la gioia che ha venuto».
         

Monday, April 3, 2017

Wicked Man's Guilt and Just Man's Doubt

Friday, Week IV of Lent
The Pontifical North American College
Sant’Eusebio
Rome, IT
March 31, 2017


         The wicked man’s guilt. It begins as King Herod’s peculiar if not strange pleasure in listening to the saintly John the Baptist; morphs into King Saul’s jealousy for David; like Joseph’s jealous brothers quickly starts scheming and conspiring; and finally, the deed, elimination, murder, Cain and Abel. All the while, the righteousness of Job rebels and protests before God; that of the carpenter Joseph not wanting to expose his wife to shame, decides to divorce her quietly; Sarah, laughs at the idea of Isaac; and the Baptist sends his disciples asking «are you the one who is to come, or should we look for another?». The doubt of the just man. The wicked man’s guilt and the doubt of the just man. For the Patriarchs, the wicked man’s guilt blinded him from the «hidden counsels of God», «the recompense of holiness», «the innocent soul’s reward»; while the just man’s doubt diminished the fear of the Lord and the keeping of His commandments. Yet, in Christ, wickedness becomes the fulfillment of prophecies: «Let us condemn him to a shameful death, for according to his own words, God will same him»; and doubt salvific obedience: «Father, if you are willing, take this cup away from me; still not my will but yours be done».