Sunday, May 7, 2017

Gioia dopo «un poco»

Dominica III post Pascha
Suore Francescane dell’Immacolata
Frattocchie, IT

Ave Maria!

         Parecchie settimane dopo la Pasqua ci troviamo con i discepoli riflettendo sul tutto quello che Gesù ha detto. Dopo l’annuncio del Angelo a Maria Magdalena, dopo l’apparizione di Gesù nel cammino ad Emmaus, ed anche tra ne i discepoli e Tommaso, dopo tutto questa emozione e dramma ci troviamo nella quieta dei giorni intermessi. Un tempo di riflettere e ricordare, di replay gli tre anni passati con Gesù e sopra tutto gli ultimi giorni. Si può immaginare uno dei discepoli dicendo ricordate come Gesù in quella notte ha detto «un poco e non mi vedrete; un pò ancora e mi vedrete». In quel allora non potevano capire le parole di Gesù. Che Egli parlava della Sua morte e risurrezione. In fatti, Gesù solo poteva dirglilo in più che «voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia». M’allora hanno capito. Nella mistagogia di questi giorni hanno visto per la fede il compimento di queste parole. Come nella loro tristezza della Sua passione ci sembrava che vincesse il mondo, ma non era così e la gioia di questa vittoria in Cristo nessuno può togliere.
Ma noi nello stesso periodo di meditazione e riflessione, sappiamo che queste parole di Gesù hanno un doppio compimento. Questo «un poco» dopo cui non vedremo Gesù è l’attesa dell’Ascensione. L’Ascensione quando Gesù torna al Padre copro ed anima e siede alla Sua destra per intercedere per noi. E non lo vedremo di più. Si, certo vediamo il Signore nei sacramenti, pero è una visione spirituale, un senso della fede, non corporale, gli sensi umani sono carenti. Come il Signore ha detto a Tommaso «beati quelli che pur non avendo visto crederanno!». Quindi questo «un po’ ancora» dopo cui vedremo Gesù di nuovo, dovrebbe essere allora, il tempo in attesa della Sua seconda venuta. Quella finale quando venga a giudicare i vivi ed i morti.
Pero se seguiamo questa logica, allora dovrebbe essere un tempo di tristizia; adesso ci stiamo nella valle delle lacrime, in cui il mondo rallegra, non noi. Gli Apostoli lo sapevano più di tutto, Pietro e Paulo crucifisso e decapitato. Tutti furono uccisi, martirizzati, e tanti altri con loro. Ma qui c’è una differenza. Dice che loro «se ne andarono dal sinedrio lieti di essere stati oltraggiati per amore del nome di Gesù» (Att 5,41). Gioia a causa delle sofferenze? In fatti, qui negli Atti degli Apostoli, così piena di sofferenze e persecuzioni—S. Stefano, per esempio—stiamo nel tempo dopo l’Ascensione, il tempo in cui «la vostra afflizione si cambierà in gioia». Quindi Gesù non promette una gioia per aver tolta le sofferenze, ma una gioia che non si può togliere. Una gioia che perdura sotto le afflizioni di questo mondo, la stessa gioia, possiamo dire, che Gesù aveva nella Sua Passione. Per «Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (Gv 15,11).
Sulla questa gioia dobbiamo essere chiaro. Non è ridere, anche se I santi come San Filippo Neri che avevano questa gioia ridevano più che egli altri. Non è sorridere, anche se i santi come Santa Madre Teresa di Calcutta che avevano questa gioia avevano un sorriso più largo degli altri. Non è umorismo, anche se i santi come San Tommaso More scherzavano più che gli altri.
Questa gioia del martire è più fondamentale che questo. I martiri di questo secolo passato ci hanno mostrato questo. Martiri più numerosi che mai nella chiesa, e con tutto rispetto agli altri, con mezzi di tortura e morte più crudele e brutale che mai. Come «La donna, quando partorisce, è afflitta, perché è giunta la sua ora» non è tempo per ridere e scherzare. Pero c’è ancora gioia. Ci sono tanti spiegazione di come questa gioia nasce nel cuore del cristiano anche tramite le afflizioni. Ma direi che zelo è quello più efficace. «Lo zelo per la tua casa mi divora» (Gv 2,17; Sal 69,9). Questa gioia è lo zelo che si manifesta nelle virtù e nelle opere di carità. Come dice S. Pietro «La vostra condotta tra i pagani sia irreprensibile, perché mentre vi calunniano come malfattori, al vedere le vostre buone opere giungano a glorificare Dio nel giorno del giudizio». Questa gioia è l’energia dello soffio dello Spirito che agisce in noi. Come la donna che quando capisce la nuova vita di cui sta per partorire, si riempie di una forza che non termina a fin che da luce al bambino. Questa gioia è la vita di Gesù risorto che già viviamo in questo mondo nell’attesa della Sua venuta, ma non ancora compiuta quando «non si ricorda più dell'afflizione per la gioia che ha venuto».
         

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