Sunday, April 2, 2017

L'Impeccabile Gesù

Dominica Passionis
Suore Francescane dell’Immacolata
Frattocchie, IT

Perdonare i peccati è una cosa. É già un altro d’assicurare la vita eterna attraverso le tue parole. Ma è completamente un altro a dire che «io sono senza peccato». In questo lungo discorso nel Tempio, Gesù trattando di rivelare la Sua divinità argomenta tutte queste tre cose. Prima Gesù incontra la dona adultera, che dopo aver contestato gli scribi e i farisei, Gesù le disse «Neanch’io ti condanno; và e d’ora in poi non peccare più» (Gv 8, 7.11). Già questa è una cosa, perché come i farisei hanno detto, « Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?» (Mc 2,7).
Poi dopo aver verificato la Sua testimonianza attraverso quella del Padre—chiamando Dio il Suo padre—Gesù promette la libertà e la vita eterna a coloro che stanno intorno a Lui, se rimangano fedele alle Sue parole (Cf. Gv 8, 31-32.52). E anche questo non è poco. L’hanno risposto «Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto?» (Gv 8,53). Tutti gli esseri umani muoiono. Se non muore o promette questa vita senza la morte, quindi?
Ma nel discorso, esce una frase che va oltre tutto questo: «Chi di voi può convincermi di peccato?» (Gv 8, 46). Chi può accusare Gesù di peccato? L’indicazione è forte. Gesù afferma che è senza peccato. Anche al inizio del discorso si trova un riferimento di questo tipo, quando Gesù con la donna adultera ha detto agli Scribi e Farisei «chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei» (Gv 8,11). Tutti andavano uno a uno, ma Gesù rimaneva, senza peccato.
Nella tradizione della Chiesa questa è la dottrina dell’impeccabilità di Gesù. L’impeccabilità, non soltanto che Lui è senza peccato ma che Lui non può peccare, non ha la capacità. Per la folla intorno a Gesù, questo tipo di perfezione indicava nient’altro che divinità: «chi pretendi di essere?» (Gv 8,46). Più che umano? Solo Dio può essere così perfetto. Infatti, Gesù conclude il discorso, prendendo il nome del Signore rivelato a Mose (cf. Es 3,14): «In verità, in verità vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono» (Gv 8,59). Gli Ebrei non dovessero non riconoscere questo titolo, questo nome santo e indicibile, il nome di Dio, il Signore Adonai. Si, Gesù pretendeva di essere Dio perché lo è. E per gli Ebrei questa affermazione era blasfemia.
Ma l’uomo di oggi, l’uomo secolarizzato, obietta a questa stessa affermazione, non perché Gesù reclama di essere Dio, ma perché gli sembra di non essere uomo. Cioè, gli Ebrei sapevano che cos’era Dio, e secondo loro quello che ha detto Gesù di se stesso non aggiungeva; non era Dio. L’uomo secolarizzato, invece, questo nuovo gentile, non sa cos’e Dio; cos’e divinità. Quindi, lui senta Gesù pretende di non essere uomo o meglio, di non essere uomo come gli altri. E quest’uomo, questa affermazione è blasfemia.
L’essere uomo oggi significa essere debole, rotta, intrappolato dai forzi, incapace di andare oltre. La crolla del progetto dell’Modernismo, di una futura umanità perfetta attraverso la ragione e le forze comunitarie—Gli Illuminati, i Massoni, i comunisti, fascisti, ecc.—questa crolla ha lasciato l’uomo senza speranza di un’umanità perfetta. Adesso, non è un vero umano senza l’imperfezione. Quindi, invece di combattere alla perfezione, si è lasciato l’uomo al piacere dei caprici. Anzi, la perfezione adesso si è vista come una minaccia. La perfezione non da speranza, ma un ideale mai realizzabile, mai conoscibile. L’altro giorno camminando per la strada l’uomo mi disse, «non diventi il Papa, perché a quest’altezza non mi da caso». Allora di Gesù, dell’uomo perfetto davvero senza peccato, dell’uomo divino, di Dio-uomo, si sfida. Come si possa relazionare a un uomo che è perfetto? Che conosce della mia situazione? Non è vero che ogni sacerdote «è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell'ignoranza e nell'errore, essendo anch'egli rivestito di debolezza» (Eb 5,2)? Quindi, era un vero uomo questo Gesù?
Sappiamo già la risposta. Gesù è senza peccato, come l’uomo originale, l’uomo come era stato creato, ma si è diventato peccato prendendo su di Se le nostre colpe, il nostro stato di schiavitù a fin che si poteva offrirsi come un sacrificio puro e santo, accettabile a Dio in remissione dei nostri peccati. «se il sangue dei capri e dei vitelli e la cenere di una giovenca, […] li santificano […], quanto più il sangue di Cristo, che con uno Spirito eterno offrì se stesso senza macchia a Dio, purificherà la nostra coscienza dalla opere morte, per servire il Dio vivente?» (Eb 9,13-14). Sulla dottrina siamo chiari. Pero quando la perfezione viene vista come un’ostacola all’incontro con Dio?
Tanti, anche buoni teologhi, fanno quest’errore. Pensano che per essere da vero libero, Gesù dovrebbe avuto avere l’opportunità di peccare quando era stato tentato nel deserto, per esempio. Che sulla Croce nella Sua Passione non poteva vedere la faccia del Padre, e sperava nella fede invece nella conoscenza della visione beatifica. Che Gesù doveva essere uomo come me, come gli altri. Se no, non possiamo conoscerlo.

Pero Gesù rivela l’uomo a se stesso. Gesù è la misura dell’uomo, non l’uomo la misura dell’umanità di Gesù. Gesù non è un uomo meglio di noi. Ma il uomo vero. Gesù non offre soltanto la remissione dei peccati. Gesù non offre soltanto una vita umana che non finisce mai, eterna. Gesù rifaccia l’uomo. Ci da un nuovo cuore, e mette dentro di noi il Suo Spirito, a fin che possiamo andare oltre, auto-trascendersi in Cristo, anzi risorgere. «Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano» (1Cor 2,9). «Per questo egli è mediatore di una nuova alleanza, [per questo può relazionarsi con noi, non perché è debole o imperfetto, ma] perché, essendo ormai intervenuta la sua morte per la redenzione delle colpe commesse sotto la prima alleanza [il sacrificio puro e immacolato], coloro che sono stati chiamati ricevano l'eredità eterna che è stata promessa» (Eb 9,15).

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