Sunday, March 19, 2017

La Trasfigurazione

Dominica II in Quadragesima
Suore Francescane dell’Immacolata
Frattocchie, IT

         Aver parlato per la prima volta ai Suoi discepoli della Sua passione che verrà, Gesù voleva mostrare ad alcuni, i più vicini, la fine, lo scopo di tutto il Suo ministero e la Sua morte sulla croce, cioè la Sua gloria. Stiamo nel vangelo di Matteo ad un certo punto, un momento critico nella storia. I discepoli sempre un po’ lento hanno cominciato di capire chi era questo Gesù. I discepoli hanno visto S. Pietro cammina sull’acqua con Gesù e dissero «Tu sei veramente il Figlio di Dio!» (Matt 14, 33). S. Pietro ha fatto la sua risposta giusta, quella che né la carne né il sangue avrebbero potuto rivelare, ma soltanto il Padre che sta nei cieli: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Matt 16, 17). E allora Gesù iniziò a parlare sulla croce. Ed anche se non capirono bene—S. Pietro protestava (cf. Matt 16, 22)—Gesù spiegò come Dio pensa: «Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà […] Poiché il Figlio dell'uomo verrà nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e renderà a ciascuno secondo le sue azioni» (Matt 16, 24-25, 27). Questo è il cammino, il progetto, la missione che stavano facendo.
         E perché un cammino difficile ed oscuro come questo dovrebbe essere mostrato—come disse S. Tommaso «Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?» (Gv 14, 5)—Gesù voleva affermare questa lezione, sigillare per così dire nella loro memoria un’esperienza di quello che ha parlato. La Sua trasfigurazione, quindi, un’anteprima della Sua gloria che verrà. E beati loro, Pietro, Giovanni, e Giacomo, di aver visto questa visione sul monte Tabor, di aver visto in un certo senso la fine del mondo, il giorno finale quando verrà il Signore nella Sua gloria a giudicare i vivi e i morti.
Dio ha preso Mosè sul monte per farlo vedere la terra promessa, per permettelo a vedere la fine prima della sua morte. E nonostante la felicità che avrebbe sentito vedendo il compimento dopo circa 40 anni del cammino nel deserto, non era questa gloriosa trasfigurazione del vero messia, Gesù. Dio ha preso Elia sul monte Carmelo per offrire un sacrificio accettabile e condannare i falsi profeti di Baal. E nonostante il fuoco che avrebbe visto che ha consumato il sacrificio e li ha dato vittoria sui profeti falsi, non era la voce di Dio Padre «che diceva: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto. Ascoltatelo» (Matt 17, 5). Pietro, Giovanni, e Giacomo, «beati i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché sentono […] molti profeti e giusti hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, e non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, e non l'udirono!» (Matt 13, 16-17).
         Ma Gesù non gli fa vedere soltanto la fine che verrà ma tutto il compimento del progetto divino, la realizzazione di tutte le alleanze fatte ed i promessi dati. Quello che Mosè ha visto sotto un segno e quello che Elia ha fatto come un simbolo, Gesù l’avrà portati alla vita eterna e Gesù avrà offerto il Suo sacrificio. I tre discepoli sono permessi di vedere non soltanto la fine ma la pienezza della rivelazione, Gesù il vero Messia e colui che hanno profetizzato.


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