Sunday, March 19, 2017

Con chi Parli?

Dominica Prima in Quadragesima
Suore Francescane dell’Immacolata
Frattocchie, IT

         I luoghi più caldi sono i più bassi. Cioè i deserti più estremi si trovano sempre nei luoghi d’altitudine sempre più bassa, anzi più bassa del livello del mare. Lì a causa del caldo evapora l’acqua e tutti segni di vita, a fin che si è rimasto soltanto sale, morte. Il Valle della Morte negli Stati Uniti (86 metri sotto il livello del mare) e il Mar Morto nel Medio Oriente (415 metri sotto il livello del mare) sono due dei luoghi più caldi nel mondo, sono diserti. E proprio lì condotto dallo spirito Gesù discese nel deserto. L’acqua del battesimo come l’acqua del Giordano che raggiunge al Mar Morte si è seccata, la pelle di Gesù come il terreno del deserto incrostato nel sale. Fosse questa la ragione che incontrava il diavolo, nel luogo di caldo, sale, morte, il deserto.
         E Gesù viene tentato 3 volte. «Se sei Figlio di Dio…». Nonostante il caldo, la sete, la fame, Gesù ci da un esempio di come agire al confronto la tentazione: non parlare con il diavolo. A tutti tre tentazione Gesù non rispose con ragione ma con autorità. Egli non discute o dialoga, dando ragione perché sia sbagliato. Ma il digiuno si sta bene, il modo migliore a controllare i caprici e un ottimo sacrificio a Dio. No, non lo dice. Ma succinto risponde con autorità, «sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Matt 4:4). Non si può ragionare con il diavolo nella tentazione, anzi non si può convincerlo. Lui è intelligentissimo, il padre delle bugie, e si è già deciso la sua parte. Lui ha già negato di servire Dio e ha già ricevuto il suo giudizio particolare. Non può cambiare. E per questo le sue tentazioni non si può combattere come fosse un dibattito.
Allora basta rispondere a lui e alle sue tentazione con autorità. Nel nome di Gesù ti denuncio. Si dice nella scrittura. ecc. Nei momenti di tentazioni smettetevi di parlare con quella, dando delle ragioni che mai funzionano o al massimo la spostano per qual che giorno. Invece, proclamate le parole di Gesù e giratevi a Gesù e parla con Egli, perché con Egli si può ragionare e con Egli si può dialogare. Pensate delle volte in cui Gesù condonava i farisei perché dialogavano nei loro cuori. «Allora alcuni scribi cominciarono a pensare: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché mai pensate cose malvagie nel vostro cuore?» (Matt 9,3-4; cf. 12,25. Lc 6,7-8. 9,46-47. 11,16-17). La difficoltà che i farisei avevano con Gesù non era il problema, ma il fatto che non parlavano, non dialogavano con Gesù. Invece parlavano con sé stessi e rimanevano da soli nei loro pensieri pronti per cadere nel peccato.
Pero con Dio tutto è l’opposto. Si infatti parlando con Dio, Gesù dava tante ragioni. «Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato» (Gv 17,1-2). Anche noi quando preghiamo, elenchiamo ragione dopo ragione per lodare e glorificare Dio. «E’ veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno» (Prefazio). Questo si fa perché mentre il diavolo fa delle bugie, Gesù è la verità. «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14,6). Quindi dando delle ragioni nella preghiera, dialogando con Gesù sulla verità noi avviciniamo a Dio, entriamo nella comunione con Egli. E poi lì sparisca la tentazione, esca l’acqua viva dalla roccia nel deserto.
Nella luce di questa verità, si può sommare lo scopo di tutta la vita spirituale in un punto: di trasformare il dialogo interiore nei nostri cuori, a un dialogo con Dio. Ogni uno di noi ha questo dialogo interiore. Ci parliamo e pensiamo con noi stessi, no? Se non si sta parlando con Dio, con chi si sta parlando? Speriamo noi, altrimenti peggiore, qualcun altro. Ma è un tipo di idolatria, contra il primo comandamento. Ci fa nel nostro cuore, il santuario di Dio, un idolo chi è noi o qualcun altro, e parliamo con quello, non Dio. Ma ribadisco. Se non si sta parlando con Dio, con chi si sta parlando?
Tornando a Gesù vediamo la risposta alla tentazione dell’idolatria, quello di fare dio di qualcun altro, «Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto» (Matt 4,10). E se c’è qualche incertezza sul questa è la paura di essere soli. Come vivo senza questa parlare. Ma mi piace. Se la smetto, qualcuno mi risponda? Di smettere questo dialogo interiore ci sembra impossibile. Mi muoio in questo silenzio. Ma cosa successo con Gesù? Dicendo questo «il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo servivano» (Matt 4,11). L’uomo che si rivolge a Gesù mai si trova solo. Noi siamo già nel deserto soli, parlando con noi stessi o qualcun altro. Noi camminiamo già nelle tenebre della valle della morte. E Gesù scende nella nostra realtà per suscitare nei nostri cuori lo Suo Spirito che dimora in noi. La sorpresa è che rivolgendosi a Gesù nella preghiera davanti alla tentazione, ci troviamo non soli, ma affollato dagli Angeli e Santi e nostri fratelli in Cristo.

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